.. per la 3° volta, si cambia e si raggiunge la definitiva maturazione: non solo il blog, ma anche lo shop e la chat meritavano uno spazio più serio.. è quasi tutto pronto..
Mi sono trasferito..
E il serpente londinese continua a serpeggiare…

La città è composta di 31 distretti (boroughs), più la City of Westminster e la City of London. Londra, così sempre apparentemente uguale e così, invece, costantemente mutante, perennemente attraversata, nelle viscere, da un serpente inquieto che segue i percorsi tracciati dalla metropolitana cambiando di continuo gli itinerari. Una curiosità, sapevate che quasi tutta Londra appartiene a tre persone: Lord Westminster, Lord Chelsea e la regina? Quando si compra una casa a Londra è solo per 99 anni…. cool. London è London.
É un serpente che ha l’obbligo d’essere cool, termine un po’ snob che intende qualunque cosa faccia tendenza ma non è ancora trendy. É il protagonista autorigenerante di una fuga dal conformismo che sembra infinita. Apre una breccia, scopre un luogo e, appena il gruppone arriva, fiero d’esserci arrivato per trapiantarci i suoi rituali omologati e omologanti, si trasferisce altrove, sempre con l’intima convinzione d’essere ovunque in transito. C’era un tempo, per fare un esempio non tanto remoto, in cui i ragazzi della classe operaia vollero apparire belli e presero a investire tutto quel poco che guadagnavano in pettini, vestiti e scooter di produzione italiana. Così agghindati, uscirono dai quartieri ghetto tipo Brick Lane e andarono alla conquista del centro. Scoprirono Carnaby Street e la trasformarono in una Mecca giovanilista. Li chiamarono mods, abbreviazione di modernisti. Ascoltavano la musica di gruppi a loro classistamente organici: Who, Animals, Rolling Stones, Small Faces, Beatles… e scusate se è poco.
Il gruppone, che sempre insegue, arrivò in fretta sulla loro scia e Carnaby Street divenne quello che c’era di più trendy in Europa. Solo che, a quel punto, i mods già non c’erano più.
E così via. Altre zone, altre strade, altri quartieri, altri locali, altri modi per differenziarsi che finiscono per diventare mode e allora è il momento di andare via. Ma l’esempio dei mods non è casuale, perché oggi, a Londra, non ci sono zone e quartieri più cool di quelli dai quali i giovani degli anni 60, figli della classe operaia, sgommavano via in Vespa o in Lambretta. Corsi e ricorsi della storia, consapevolezza dell’archeologia industriale come valore architettonico e della sostenibilità dello sviluppo come valore politico, insieme di fattori che fanno oggi di Brick Lane un quartiere strappato all’abbandono, ripulito senza sfarzo, diventato meta privilegiata di artisti con i loro atelier e progressisti con le loro iniziative culturali a favore dei giovani emarginati, bar, negozietti di antichità e modernariato, decine di ristorantini low profile e un mercato, chiamato Spitefields, diventato alternativa alle frenesie turistiche di Portobello.
Senza nessun danno alla multietnicità della popolazione originaria e tutto all’ombra dell’ex fabbrica di birra Truman, monumento di mattoni rossi affumicati dallo smog, che offre le sue immense pareti bianche degli interni a mostre d’arte benefiche.
Una versione in piccolo, Brick Lane, di ciò che, molto più in grande, si è fatto e si sta ancora facendo nelle Docklands, al di là del Tower Bridge. Tra quelle nebbie galleggianti sul fiume si eccitava la fantasia omicida di Jack lo Squartatore e si traduceva in pratica. Tra le stesse nebbie, diluite nella birra consumata in chiassosi pub, si alimentava la fantasia romanzesca di Charles Dickens. In quegli stessi pub approdavano Daniel Dafoe ed altri grandi viaggiatori come James Cook, tra ladri, puttane, marinai ubriachi, trafficanti d’ogni specie. É il vecchio porto di Londra, coi suoi magazzini in disuso, le ditte di import-export smantellate una città di bacini artificiali e edifici di mattoni bruni grande quanto Venezia che, dagli anni 60 in avanti era precipitata nel totale abbandono, trasformandosi in una città fantasma sospesa su pontili fradici, in balìa delle maree. Neanche i tassisti ci andavano più, sconsigliando di andarci anche all’eventuale cliente. Una città che Stanley Kubrick sceglieva come location per alcune desolanti prospettive di Full Metal Jacket, simulando il Vietnam.
E che invece ha ripreso a vivere, aggiungendo l’high-tech ai mattoni divorati dallo smog, trasformando l’abbandono in riscoperta e sperimentazione architettonica futuribile. Più cool di così, oggi in Europa, non si può. Vecchi mods, goodbye. E il serpente londinese continua a serpeggiare…
Il modo migliore per girare Londra è usare i mezzi pubblici, in particolare la metropolitana, le cui linee portano praticamente ovunque (complessivamente ci sono 273 stazioni). Fa parte della rete anche la Docklands Light Railway (DLR), una metropolitana leggera che corre fra i Docklands e la City. Essendo le tariffe abbastanza care è consigliabile procurarsi un abbonamento (Travel Card o Oyster Card): quello valido un giorno per le zone 1 e 2, per esempio permette di viaggiare su tutta la rete, compresi gli autobus, dopo le 9,30 con 5.10 sterline; mentre se ci si vuole muovere in tutte le zone (sono 6) si spendono £ 6.30. La Travel Card che vale 3 giorni consecutivi senza limiti d’orario costa £ 15.40 (zone 1 e 2).
I turisti fanno di solito la Travelcard, di durata diversa a seconda del soggiorno: un giorno, il week end, una settimana. Chi è più esperto fa invece la Oyster Card; si tratta di una scheda magnetica sulla quale viene accreditata una somma (una specie di carta di credito per i trasporti prepagata). Per avere la card alla biglietteria delle stazioni) dovrete versare una piccola somma a deposito.
La Oyster card si deve appoggiare sul logo presente sulla barriera di entrata della metro.
A Londra ci sono 5.500 autobus a uno o due piani (single-decker e double-decker), per un totale di 17.000 fermate. Quelli notturni sono contraddistinti dalla scritta N e funzionano dalle 23 alle 6. Una corsa breve costa 90 p, mentre il One Day Bus Pass per tutte le zone costa circa £ 3.
I taxi qui li chiamano black cabs. Se volete fermarli per strada controllate che la scritta "For hire" sia accesa; se è spenta, vuol dire che il taxi è occupato. Se invece volete prenotarli, le compagnie più grandi sono Dial a Cab (020 - 72535000) e Radio Taxi (020 - 72720272). In alternativa, potete usare i più economici Minicabs; oppure i Taxi Bike, cioè i moto-taxi (020 - 75813535).
Essendo praticamente impossibile (e comunque carissimo) parcheggiare, è sconsigliato l’uso dell’auto. In ogni caso a Londra ci sono tutte le maggiori compagnie di autonoleggio: i prezzi variano a seconda dell’auto e del periodo. Se desiderate affittare un motorino, potete rivolgervi da Scootabout, 1-3 Leeks Street, WC1 † 020 - 78334607.
Quanto infine a cosa vedere e visitare a Londra i luoghi e le attrazioni sono moltissime, dai classici Westminster Abbey, Buckingham Palace, Tower Bridge, ai parchi, dai musei di arte antica ai mercati, celebre quello di Camden Town, dalle gallerie di arte moderna (leggi Tate Gallery per antonomasia), passando per la London Eye, il celebre cimitero di Highgate, il villaggio di Greenwich, il bosco di Hampstead fatevi guidare dai vostri gusti e dal fato…
Se volete approfondire le informazioni su Londra, andate sul sito Londraweb.com la bibbia italiana sulla capitale inglese dove troverete centinaia di pagine per approfondire la vostra conoscenza in materia. Nello stesso sito se avete intenzione di fare un soggiorno studio o una esperienza lavorativa e volete affittare una camere per studenti andate su questa pagina, alloggio a Londra.
I pub
Circoli parrocchiali durante il medioevo, strategicamente situati lungo le vie di pellegrinaggio, poi luoghi di riunione degli operi che nel XIX secolo cominciarono a riunirsi in sindacati, i pub hanno spesso conservato tracce della loro storia: vetrine con vetri smerigliati, rivestimenti di legno anneriti e patitati, luci smorzate come hai tempi delle candele e begli ottoni.
I pub di Londra sono migliaia, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Il tempismo é tutto nella vita
In effetti era un bel po’ che volevo scrivere sul blog ma la politica che mi sono imposto per quanto riguarda la pubblicazione dei post è "aspettare il momento giusto".. questione di tempismo insomma.. ed è l’argomento di cui voglio parlare..
Una recente "discussione" con mia mamma e uno sguardo d’insieme a questi ultimi giorni mi hanno fornito una valanga di spunti che mi propongo di snocciolare per bene per quanto sia personalmente possibile.. però se non sapete gli antefatti, non posso proseguire con le mie divagazioni..
Rientro in casa dopo una giornata di studio approfondito e frettoloso come so fare solo quando mi ritrovo a studiare tutto all’ultimo.. è questione di tempismo sapersi organizzare lo studio e sono sempre stato convinto che se riuscissi a pianificare i miei sforzi avrei risultati decisamente più soddisfacenti.. la mami mi chiama dalla cucina con quel tono accusatorio che ormai ho imparato a riconoscere e già sospetto che sto per sentirmi una bella sfuriata materna..
"Diego siediti qui e cerchiamo di parlare serenamente della tua attuale situazione"
Tempismo perfetto.. aveva appena finito di parlare con un mio amico che sta per laurearsi ai primi di ottobre, e aveva pensato a quel disgraziato di suo figlio che pensa solo a partire per Londra e che non sa nemmeno quando completerà gli studi..
"Perchè tu sei indietro con gli esami? Perchè lui sì e te no? E per Londra? Perchè vai via a Londra? Ti sembra il momento giusto per partire? Non dovresti prima finire il tuo impegno qui?"
Cara mamma, è tutta questione di tempismo… adesso sento che è il momento giusto per partire.. è vero, rimando di mesi e mesi la mia laurea, ma chi ti dice che in realtà non anticipo una crescita personale e professionale che chissà quando avrei avuto? O forse non avrei mai avuto, chi lo sa.. Alcuni dicono che la laurea sia anche questione di fortuna, ma anche la fortuna ha i suoi tempi.. il destino ha i suoi tempi..
"Non stai cazzeggiando vero? Stai prendendo seriamente il tuo impegno in università? Io ti pago le tasse perchè tu studi, non sei un figlio di papà! E lavorare? Quando vai a lavorare? Ti sembra normale a 22 anni non esserti ancora inserito nel mondo del lavoro? Perchè invece di partire non resti a fare stage?"
Mamma lo sai anche tu che quest’anno ho fallito.. ci sta fallire, è una fase della vita.. mi sono rialzato, magari un po’ troppo lentamente ma ce l’ho fatta alla fine! Per un lungo periodo non avevo voglia di studiare e ho perso l’attimo, lasciando indietro degli esami che magari, se avessi tenuto duro, avrei potuto superarli molto prima senza trovarmi a questo punto.. vabbe’ dai alla fine e’ non demordere e riprovarci..
In realta’ e’ stato bello ad un certo punto capire in questo marasma di domande che mia mamma mi stava rovesciando addosso c’era la preoccupazione di sentire troppo la mancanza di suo figlio e che non vorrebbe che io partissi anche se allo stesso tempo e’ contenta che io possa sfruttare un’occasione simile..
Ieri sera ho finito di lavorare in fiera e chiedendomi la disponibilita’ per le prossime fiere ho detto che per 6 mesi sicuramente non potro’ esserci e proprio mentre spiegavo che cosa andavo a fare e’ arrivata una ragazza che sentendomi parlare del fatto che non so ancora dove andro’ ad abitare mi ha detto che lei era stata a londra un mese a casa di una famiglia gentilissima, in zona 1, che ti prepara da mangiare quando vuoi e che ti da’ (ovviamente pagando l’affitto) una parte di casa indipendente con tanto di chiavi per entrare e uscire.. ci ho pensato dopo che se avessi fatto questo discorso cinque minuti prima non avrei avuto questo colpo di fortuna..
Si tratta sempre di tempismo quando due persone si innamorano l’uno dell’altra o perlomeno per me e’ stato cosi’.. prima ero impegnato io e libera lei, poi era impegnata lei ed ero libero io, poi io ero incazzato con lei e lei invece no, poi era lei incazzata con me e io no.. finche’ alla fine non ci siamo ritrovati entrambi al momento giusto.. e cioe’ lei ha sempre aspettato me e poi quando io ho deciso di aspettare lei e’ finalmente iniziata una storia seria..
In questo ultimo periodo il tempismo e’ veramente l’elemento fondamentale..
L’altra sera mi sono perfino ritrovato ad accompagnare al proprio hotel un kazako e la sua prossima moglie russa.. conosciuti grazie ad un amico in fiera, e’ stato stupendo fare il viaggio in macchina insieme a loro e poi ieri sera parlare un po’ in inglese, un po’ in italiano e un po’ a gesti ma sempre con il sorriso stampato in faccia perche’ sono riuscito a vivere questo incontro solo perche’ ho aspettato un mio amico all’uscita dalla fiera.. e pensate che questa coppia si sposera’ facendo le bomboniere con i confetti che gli ho portato il giorno dopo che avevo in dispensa e che mi ero dimenticato di averli..
Questi esami che non riesco a finire, questa morosa che sono riuscito a ritrovare dopo tanto tempo, questa fortunata notizia di un appartamento a Londra, questo incontro con il kazako stupendo.. tutte occasioni che il tempismo e’ riuscito a regalarmi.. Oogway imperat!!
Dire ‘no’ ti fa soffrire, dire ’sì’ ancora di più
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Ovvero, saper dire di no per saper scegliere!
Arrivo in università stamattina e mi ritrovo la Franci che, con un sorrisone a 32 denti, mi aspettavo che stesse per comunicarci una bella notizia: lascerà l’università.
Ovviamente quindi no, non è una buona notizia, e se qualcuno avesse vissuto vicino a lei la goccia che ha fatto traboccare il vaso probabilmente capirebbe che la sua decisione è stata sofferta ma liberatoria.. forse non tutti sanno che i risultati dell’ultimo esame sono stati pessimi per lei che si è impegnata a fondo a studiare e eccessivamente alti per altri che dell’esame probabilmente sapevano fare copia/incolla dal libro.
Si potrebbe star qui a discutere sul fatto che abbia fatto una scelta più o meno saggia ma quello di cui voglio discutere io é la capacità di saper dire "no!" a tutte quelle cose che ormai ci asfissiano, che non riusciamo più a portare avanti felicemente, che viviamo a malincuore.. ed è per quello che stamattina la Franci sorrideva, perchè si è liberata di un peso, perchè era consapevole che non aveva senso andare avanti così, che é stato un clamoroso fallimento non completare la triennale ma è meglio così probabilmente! Chi vive il fallimento come qualcosa di opprimente sbaglia completamente!
Non esiste niente che ti faccia maturare di più di una sconfitta.. il riconoscere i propri limiti, cambiare ciò che non va in noi e nella nostra vita, voltare pagina e ripartire ma stavolta col sorriso!
Dire di no ti fa soffrire. E’ vero.
Ma dire sempre sì ti farà soffrire ancora di più. In fondo in fondo lo sai. Ma il timore di deludere, del giudizio negativo dell’altro e la sofferenza che proviamo quando siamo rifiutati, quando veniamo delusi è più forte e viene rafforzato dal piacere di compiacere, lusingare, accontentare.
C’è uno splendido estratto che vi voglio proporre dal blog di iomanager:
(Se hai detto sì quando in realtà dovevi dire no) … sopravvaluti le sofferenze e i piaceri immediati e sottovaluti il flusso di piaceri e sofferenze che proverai in futuro. E’ un difetto di progettazione dell’uomo
Correggere quest’errore richiede esperienza e pratica. E ancora pratica, pratica, pratica.
Se pensi che dire di no sia maleducato, che possa creare conflitto, che ti faccia giudicare incapace di gestire le tue attività, quando ti viene fatta una richiesta alla quale sai che dovresti dire di no probabilmente confezionerai lì per lì una risposta evasiva, accamperai un po’ di scuse per giustificarti ma non riuscirai a pronunciare un chiaro e netto “no”.
Risultato? Tu penserai di aver negato la tua disponibilità. Il tuo interlocutore si aspetterà che nonostante tutto alla fine esaudirai la sua richiesta. Quindi: malintesi, risentimento, conflitto. Proprio quello che volevi evitare.
Consiglio di proseguire la lettura di questo brano perchè l’esempio tipico del dipendente che deve saper dire di no ad una richiesta impossibile del capo é proprio quello che sto cercando di spiegarvi ma comunque riprenderò le conclusioni di questo brano a fine post.
C’è però un lato del "saper dire no" che bisogna chiarire: guai a dire no per egoismo, per pigrizia, per superficialità.. odioso quel no che chi riceve sa già di trovarsi di fronte una persona sulla quale di certo non puoi contare. Ci ho pensato e anch’io ho detto tanti no quando avrei potuto dire sì e far felici tante persone e pure me stesso. Ho detto tanti sì quando in realtà dentro di me bruciavo di rabbia e avrei invece dovuto dire no.
In definitiva credo che la conclusione sia che bisogna dire no a tutto ciò che ci distoglie dal nostro obiettivo. Ha fatto bene la Franci a dire no all’università? Se il suo obiettivo nella vita è un altro, allora ha fatto bene. Se nella vita non ha un obiettivo, ha completamente sbagliato. Se il suo obiettivo nella vità è la ricerca di un obiettivo, bè allora contro ogni mia personale nozione di anatomia, la signorina ha le palle.
Non si può suonare l’inno nazionale con la banda musicale al sabato pomeriggio alla partita nella quale fai il terzino. O suoni, o giochi a calcio. Cosa è più importante per te, per i tuoi obiettivi, per il tuo futuro?
Sì certo, a volte si deve mediare tra gli interessi personali particolari, e gli interessi degli altri: sei l’unico mancino in squadra, se manchi tu… ma sei anche l’unico trombettista della banda. Cosa scegli di fare?
La tua scelta avrà delle ripercussioni.
Probabilmente il mister non ti convocherà la settimana prossima. Come probabilmente nella banda si cercheranno un trombettista più affidabile. Oppure no, non succederà nulla di tutto ciò perché gli altri sono comprensivi almeno quanto te.
E allora? Beh, se vuoi fare il musicista nella vita, allora suona; se vuoi fare il calciatore gioca.
”E’ un difetto comune degli uomini di dire più facilmente quello che credono che gli altri vogliano sentire piuttosto che attenersi alla verità” - Anonimo
Tiriamo fuori finalmente la sincerità con noi stessi e guardiamo al nostro futuro con l’animo più leggero. Facciamolo per noi perchè non ci manchiamo di rispetto! Se un impegno non lo puoi portare avanti rinuncia, se non puoi incaricarti di un compito che non hai l’energia di supportare, rinuncia! Se con un po’ di organizzazione invece questo impegno può solo che portare nuovi stimoli, credici e vai avanti! Puoi dire sì!
Probabilmente perfino la nostra coscienza saprà dirci se dovevamo dire sì o dovevamo dire no. Il magone di quando sbagli ad aver detto no ed il vuoto che senti dentro ti fanno capire che devi ripensare alla tua scelta. Il sorriso di una ragazza che è riuscita finalmente a scegliere di rinunciare, stamattina, illuminava tutto l’atrio.
Posted by: Braghetto
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Geek 2.0

Cos’é questo rumore di sottofondo? Tic tac
Sono arrivato a settembre ormai e come sempre, prima di ripartire per il nuovo anno che si prospetta davvero ricco di avventura, é il momento di fermarsi, guardarsi intorno, guardarsi dentro, sistemarsi un po’, prendere una bella boccata d’ossigeno e poi ripartire per non fermarsi più..
Mi ritrovo a scrivere alle 3 e mezza di notte a pancia in giù sul letto dopo aver accompagnato la nonna alla partenza del suo viaggio per Lourdes dopo aver passato la serata a giocare a tennis sotto l’acqua con il bonaz e il postpartita con la gaia.. c’è stato qualche momento in cui sotto la pioggia quella pallina sembrava non cadere mai..
Vi capita mai di vivere un momento e di gustarvelo quasi come fosse eterno sapendo che non lo dimenticherete mai più? Ancora prima di partire sono convinto che già un vantaggio l’erasmus me lo abbia regalato: mi gusto davvero di più tutti i momenti della giornata, dai baci sulla fronte della morosa alla giornata al lago sul molo, dalla stellata durante il campo scout alla partita di tennis sotto l’acqua.. insomma vivo forse veramente con intensità ogni giorno che passa che è sempre un giorno in meno alla mia partenza.. in famiglia lo sappiamo, ma non se ne vuole parlare perchè mia mamma sta già impazzendo dal pensiero di non vedermi per tutto questo tempo..
Di certo non l’aiuto perchè sono sempre fuori di casa.. ma faccio pure lo stronzo: se lei si arrabbia dicendo che "questa casa non é un hotel" io le dico sempre "pensa che per 6 mesi non mi vedrai proprio" o casi simili.. cara mamma anche tu non hai capito che il tempo ti scorre tra le mani come sabbia, sei riuscita almeno a godere del solletico che ti fa passando tra le dita?
Ho trascorso una settimana a dormire quasi sempre dalla gaia e davvero non abbiamo dormito quasi ogni notte ma non perché ci piace continuamente saltarci addosso ma perchè sapevamo che quei momenti, tra qualche mese, ci sarebbero serviti per darci conforto o comunque per essere consapevoli di non aver buttato via del tempo.. tic tac tic tac, il tempo passa e quanti possono dormire sonni tranquilli sapendo di non aver buttato una giornata ma sanno di aver vissuto?
Era quindi normale, dopo aver fatto l’amore, rimanere svegli e abbracciati perchè non ha senso dormire ognuno dalla sua parte di letto ma ha senso parlare, tutta la notte.. e ridere e piangere e baciarsi e litigare, ma mai dormire..
Tic tac: voce incessante
del tempo scandito che
inesorabile scorre;
delle ultime luccicanti gocce
che scendono da una gronda,
residuo della cessata pioggia.
Tic tac: un ritmo obbligato,
una necessaria cadenza
una misura per il tuo respiro,
per cogliere il pulsare dell’universo,
il fremito della vita,
per armonizzare con l’immenso.
Tic tac: il battito del cuore,
il palpitar della gioia, dell’amore,
sprazzi di accecante luce,
marcate note di melodie arcane.
Tic tac: il tuo passo frettoloso verso di me,
desideroso di abbracciarti.
Sapete amici e amiche che ho riscoperto il gusto di piangere? Ero morto prima.. non piangevo mai.. ridevo sì, ma ormai ridevo di tutto e quindi di nulla.. pensavo di avere in mano la mia vita ma non ero altro che un viaggiatore stanco e senza meta.. consapevole di viaggiare certo, ma senza dove e senza perchè..
Ad un certo punto quest’anno mi sono trovato a viaggiare da solo.. addirittura senza morosa nè amici.. per scelta personale o per un susseguirsi di episodi fortuiti questo non lo so dire e probabilmente non lo saprò mai ma perlomeno so che ho voluto o dovuto camminare da solo.. é stata dura non lo nego ma nella solitudine spesso si riesce a riscoprire se stessi perchè non c’è niente di più difficile che ascoltarSI.. finalmente dopo mesi mi sono ascoltato e sono cambiato.. indubbiamente migliorato.. mi sono preso cura di me stesso e ho potato tutte quelle parti che ormai erano secche e non avevano senso che rimanessero attaccate a me.. ho preso un vaso più grande, perchè gli anni passano e le esperienze sono sempre di più quindi mi sono predisposto ad accoglierne di nuove e più stimolanti.. mi sono messo al sole, per prendere il massimo della luce durante la giornata, per scaldarmi il cuore e riuscire finalmente a sorridere.. mi sono concimato, mi sono tirato su le maniche perchè niente vien da sè e tutto deve essere conquistato..
.. e sono rinverdito, sono di nuovo sbocciato dopo un lungo inverno che di fatto mi aveva rinsecchito.. non ho più viaggiato da solo e chi ha voluto accompagnarmi nel mio viaggio ha preso qualcosa dal mio zaino della vita e mi ha aiutato portandosene un po’ a spalle pure lui.. e lei, che mi ha asciugato il sudore di tanti sforzi e le lacrime di tanti sfoghi.. cammineremo tutti insieme fino all’imbarco dell’aereo che mi porterà a Londra e finalmente a quel punto potrò girarmi e vedere che si può anche sorridere piangendo proprio come sto facendo adesso e questo semplicemente significa che finalmente stiamo vivendo..
Posted by: Braghetto
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Lampi di nostalgia
Una piccola vallata ricoperta dai pini.. le nuvole corrono velocemente, cariche di pioggia.. il profumo dell’umidità che il sole decide di asciugare.. una tazza di caffè caldo in cambusa e solo sorrisi intorno.. un fuoco che, bagnato dalla pioggia, sbuffa nuvolette di un bianco intenso mentre sotto le braci ardenti non si spengono mai.. lo sapevo che andava a finire così
L’intruso
Quando l’estate non é estate, ma lo sarà
C’è davvero una confusione di stati d’animo che sto provando ultimamente che mi ha fatto riflettere, e come sempre caro blog non posso esimermi dallo sfruttarti per poter fare un po’ di chiarezza.
La frenesia della preparazione del campo scout che mi ha visto finalmente da vero protagonista mi ha distratto da quello che mi sono promesso da un po’ di tempo, ovvero buttare lo sguardo un po’ più avanti di dove sto camminando e guardare quindi dove camminerò..
Mi sono buttato a capofitto in questo campo che vedrà, forse per l’ultima volta, la mia presenza all’interno del mio gruppo scout e mi sono obbligato a darmi al 120% perchè ne vale davvero la pena.. ormai è il secondo anno che arrivo al campo stanco, senza energie fisiche e mentali, specialmente le ultime in questi ultimi mesi mi sono mancate come non mai.. ma io so che al campo magari le energie mancheranno sempre, ma la mente quella no, quella sarà di nuovo fresca..
Tornerò, mi butterò a capofitto nello studio per tutto il mese di settembre per portare a casa più esami possibili e poi mi dedicherò alla partenza verso l’avventura più bella che possa offrirmi (per ora) la mia breve vita.. poi figuriamoci, io che sono un sentimentale, un maniaco del lato umano delle esperienze, dei rapporti, affronterò con uno spirito profondo la mia partenza ma l’ho fatto anche per questo, sono tensioni e brividi che sono sicuro mi completeranno, come persona e come uomo..
La cosa triste, é evidente, é che ne sto parlando al 10 agosto.. ma come dicevo prima è due anni che la mia estate non coincide per niente con quella stagionale.. e quest’anno si é spostata ancora, perchè l’anno scorso era iniziata a capodanno ed era finita a luglio mentre quest’anno per me c’è stato solo un lungo inverno..
Adesso sì sono stanco ma sono felice perchè la risalita è iniziata, e da un bel po’.. con il campo si completerà.. quindi adesso che tutto va per il meglio potrei dire che sono in primavera piena..
E poi finalmente estate..
Cosa vorresti fare da grande?

O meglio, quando bisogna scegliere cosa si vuole fare?
E’ innegabile che la recente rivelazione, seppur su passaparola, che Mattia va a convivere con la Sindy ha scatenato un dibattito tra di noi non da poco.
Non mi fermerò a parlare della mia opinione sulla loro scelta perchè tutti la sanno, ma cercherò di far capire qual è la mia opinione in generale sull’argomento: prendere scelte che cambiano la tua vita. Come e quando prenderle.
Partiamo dallo specifico per allargarci al generale. Mi permetto quindi di prendere spunto dalla recente scelta di Mattia che ha deciso, a 22 anni, di iniziare a convivere con la sua ragazza di 22 anni anch’ella; acquisto di mobilio, montaggio di mobilio, stendini, elettrodomestici, casa nuova, affitto da pagare, panni da lavare, tavola da apparecchiare, cibo da cucinare, cibo da acquistare, piatti da lavare, bolletta da pagare, vita che cambia. Completamente.
C’è un ulteriore dettaglio che mi piace citare di questa scelta che a più di uno non è sfuggito: entrambi lavorano nella stessa ditta.
Ti svegli la mattina, e vedi lei. Fai colazione con lei. Vai al lavoro con lei. Al lavoro vedi lei. Pausa pranzo? Lei. Ricominci a lavorare e c’è lei. Stanco alla fine della giornata, torni a casa con lei. Entri in casa con lei. Ceni con lei, e forse fai anche da mangiare con lei. Sparecchi con lei. Guardi la tv con lei o esci con lei. Vai a letto con lei. Ti addormenti con lei.
Coraggioso il ragazzo eh? Non è stata una scelta da poco. E’ una scelta che, vi dicevo prima, cambia la vita, ed è stata presa a 22 anni. Giusta o sbagliata che sia, voluta o forzata che sia.
Il marasma provocato negli amici coetanei è stato evidente e ha occupato un’intera serata e svariati litri di birra a caduta, per poi convenire che tutti hanno ragione. Alle domande "ma è troppo presto", "ma non si gode la vita", "ma resisterà a vederla sia a casa che in ufficio", abbiamo fatto fatica a risponderci. Perchè per ognugno prima o poi arriverà il momento di fare una scelta che ti cambia la vita, e lui l’ha fatta adesso.
Non ci credo che l’abbia presa a cuor leggero, non ci credo che non si sia chiesto "cosa ne sarà di me, di lei, per il resto della vita?". Sono sicuro che Mattia se lo sarà chiesto, e avrà tirato le sue conclusioni che forse la sua vita effettivamente la vuole passare con lei. Che sia stata una decisione spontanea o no, questo lo sa lui e non lo possiamo sapere noi. Il tempo dirà chi aveva torto e chi aveva ragione.
Ovviamente ho portato l’argomento di discussione anche alla mia ragazza, che di anni ne ha 3 in meno di me ma, come dico sempre, l’età anagrafica conta ormai relativamente. Puoi avere 19 anni fuori e 23 dentro, o viceversa. Comunque, dicevo, l’argomento era scottante ma non perchè ci fosse imbarazzo a parlarne ma perchè c’era imbarazzo nel valutarlo come scelta presa seriamente. E quindi ci siamo chiesti: io e te, oggi, potremmo andare a convivere?
No, ci siamo detti. Non dobbiamo porci il dubbio di andare a convivere solo perchè un tuo amico lo fa veramente. No, perchè nessuno di noi due ha lavoro. No, perchè dovremo tirare le nostre conclusioni al mio rientro da Londra. Ma nell’ipotetico caso in cui ci fossero tutte le condizioni favorevoli per convivere (stipendio di entrambi, lavoro fisso, genitori ben disposti a lasciar andare i figli), potremmo andare a convivere? Sì, non c’è cosa più bella che poter passare la propria vita insieme alla persona che ami, e che devi VERAMENTE AMARE, altrimenti di fronte al problema è meglio salutarsi, convenire che, in fondo, è stata una bella avventura ma che no, non è il caso di andare oltre. E quand’è il caso di andare oltre?
Siamo arrivati pure ad un’altra conclusione, e cioè che i veri rapporti duraturi, quelli che vedi nei tuoi genitori (chi ha la fortuna di averceli ancora e soprattutto uniti) hanno alla base il sapersi SOPPORTARE a vicenda e, elemento base, sapersi ritagliare per sè un proprio momento. Avere la propria parte di mondo da coltivare dove non ci sia l’altro. Poter stabilire delle libertà personali, che possono andare dal calcetto alle serate con gli amici al cineforum o alla degustazione di birre bavaresi o che ne so non voglio per forza fare esempi in cui siamo coinvolti ma il concetto è: tu, per questa/e ora/e, mi lasci andare. E dopo torno più felice di prima.
Personalmente mai e poi mai chiederò il permesso di poter fare qualcosa alla mia ragazza. Nel momento in cui glielo chiedo, so che a lei non fa piacere quello che vorrei fare. E se quello che le chiedo sento che mi renderebbe felice, allora qui signori c’è il problema. C’è il problema che puoi anche nascondere, sotterrare, ma prima o poi spunterà fuori. Alla mia ragazza potrei chiedere se le va di venire con me, non se le va di lasciarmi andare a fare quello che voglio. La pace in coppia sta nel rispettare le libertà reciproche, senza imporsi, l’importante è che la felicità nel fare quello che vogliamo fare la convidiamo con lei o lui, e allora sì che ha senso dire "vai e divertiti, e torna più felice di prima".
Che cosa vuoi fare da grande? Te la fanno da bambino questa domanda, quando ancora il mondo non ti ha fatto mai male e tutto è innocente e tutti sono amici e i problemi non esistono.
C’è gente che questa domanda se la fa a 40 anni credo. Perfino in famiglia, tra i miei parenti, c’è gente così perciò so di cosa parlo. La risposta a questa domanda è il tornasole della nostra maturità. Si può essere acerbi come si può essere andati a male a causa della troppa maturazione. Ognugno di noi sa il gusto di una mela matura al punto giusto, e ognugno di noi sa che risposta darsi.
Io ho detto alla Gaia che no, non potrei prendere una scelta così adesso. Io cosa voglio fare da grande? Ve lo dico subito: voglio realizzarmi, fino in fondo. Voglio scoprire cosa c’è in me e cosa c’è attorno di me. Il mio più grande desiderio è girare il mondo, non come turista ma come cittadino. Voglio conoscere altri puntini nel mondo come me. Voglio poter lasciare un segno del mio passaggio, e voglio poter fare questo passaggio insieme alla persona che amo. Voglio che qualcuno sorrida quando mi vede, e che sorride anche quando mi pensa. Se sarò riuscito a farlo anche per una sola persona, ce l’avrò fatta.
E’ la lista della spesa da presentare al destino. Poi si sa, di questa lista non terrà gran conto.